(fonte: Il Sole 24 Ore, 23 settembre 2025)
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, i nuovi dati diffusi da Istat hanno rivisto al rialzo la crescita economica del 2023, portandola all’1% rispetto allo 0,7% stimato in precedenza. Questo aggiustamento statistico ha avuto un impatto positivo anche sui conti pubblici: il debito pubblico è stato ricalcolato al 134,9% del Pil (dal 135,3% precedente), mentre il deficit si è attestato al 3,36% invece che al 3,45%.
Un miglioramento, dunque, che offre qualche margine in più nella gestione della finanza pubblica e nei rapporti con Bruxelles. Tuttavia, se il passato offre dati più solidi del previsto, il futuro si presenta carico di incertezze. Le prospettive per il 2025 e il 2026, infatti, appaiono meno favorevoli: le stime di crescita potrebbero scendere rispettivamente allo 0,5% e allo 0,7%, complice l’instabilità geopolitica, la guerra in Europa, i dazi commerciali e i costi dell’energia ancora elevati.
La prossima legge di bilancio dovrà quindi muoversi in un quadro delicato: da un lato, mantenere l’impegno a ridurre deficit e debito per uscire dalla procedura europea sui disavanzi; dall’altro, sostenere un’economia che rischia di rallentare ulteriormente. In questo contesto, il governo conta anche sulle maggiori entrate derivanti dalla lotta all’evasione fiscale, che rappresentano una delle poche risorse spendibili senza entrare in conflitto con i vincoli imposti dall’UE.
In sintesi, i dati Istat forniscono una fotografia più positiva del recente passato, ma le sfide per il biennio 2025-2026 restano aperte e complesse, richiedendo scelte prudenti e allo stesso tempo capaci di stimolare la crescita.
