Merito di credito e business plan: il nodo strategico per l’accesso ai finanziamenti

La valutazione del merito di credito resta una delle fasi più delicate dell’attività bancaria: significa stabilire se un’impresa sarà in grado di rispettare, nel tempo, gli impegni assunti in un contratto di finanziamento. La normativa europea e le linee guida EBA (“Lom”) fissano i principi generali, ma lasciano ampio margine alle banche nella definizione dei modelli valutativi. I driver della valutazione Gli istituti di credito sono chiamati a raccogliere documentazione completa e a valutare: Una buona situazione di partenza è condizione necessaria, ma non sufficiente: ciò che conta davvero è la capacità futura di adempiere agli obblighi contrattuali. Il ruolo decisivo del business plan In questa logica il business plan diventa il documento chiave: non solo bilanci previsionali, ma anche una parte descrittiva che chiarisca obiettivi strategici, azioni operative, fattori ESG e ipotesi di sviluppo ragionevoli. Solo così è possibile ridurre le asimmetrie informative tra banca e impresa e fornire elementi concreti per la valutazione della sostenibilità finanziaria. Il piano deve dunque rappresentare in maniera integrata la posizione finanziaria attuale e prospettica, evidenziando struttura patrimoniale, capitale circolante, reddito e flussi di cassa. Centrale è il Debt Service Coverage Ratio (DSCR), ovvero l’indicatore della capacità di generare risorse sufficienti per il servizio del debito, anche in scenari avversi, tramite un’analisi di sensibilità. Una sfida per le imprese Per ottenere credito, non basta dimostrare di “stare bene oggi”: serve convincere la banca che esiste una strategia sostenibile e credibile anche per il futuro. È qui che si gioca la partita dell’accesso ai finanziamenti: nella qualità della pianificazione e nella solidità delle scelte imprenditoriali. Fonte: (sintesi di un articolo di Riccardo Andriolo, Il Sole 24 Ore – 22 settembre 2025)