Papa Leone XIV: l’usura è un “macigno che soffoca” famiglie e popoli

Nel corso dell’udienza concessa alla Consulta Nazionale Antiusura “San Giovanni Paolo II”, in occasione del trentennale dell’organismo, Papa Leone XIV ha definito l’usura un “peccato molto grave” che mina la dignità umana e può distruggere la vita di persone e intere famiglie. Il Pontefice ha ricordato come questa pratica, che spesso si maschera da aiuto per chi vive momenti di difficoltà, si trasformi presto in “un macigno che soffoca”. L’usura, ha detto, colpisce soprattutto le persone più fragili — come chi cade nella dipendenza dal gioco d’azzardo o chi deve affrontare spese mediche impreviste — e può condurre alla disperazione più profonda, fino al suicidio. Ma l’allarme del Papa non riguarda solo le vittime dirette: “Sistemi finanziari usurari possono mettere in ginocchio interi popoli”, ha sottolineato, ricordando che queste dinamiche creano “strutture di peccato” che alimentano la fame e la morte dei più deboli. Rifacendosi all’esempio evangelico di Zaccheo, Leone XIV ha richiamato l’importanza della conversione di chi pratica l’usura, un cambiamento interiore che restituisca centralità alla persona rispetto al profitto. Solo la gratuità e la compassione – ha detto – permettono di ritrovare la propria umanità e dignità spirituale. Infine, il Papa ha espresso gratitudine alla Consulta e alle 35 Fondazioni Antiusura impegnate ogni giorno nell’ascolto, nel sostegno e nella prevenzione, definendo il loro lavoro “un segno concreto di speranza e solidarietà”. “Quando prevale la ricerca del guadagno, gli altri non hanno più volto. Solo riscoprendo la dignità dell’uomo possiamo salvare anche la nostra anima.”— Papa Leone XIV 👉 Leggi il testo completo del discorso sul sito di Vatican News

Maxi-inchiesta a Salerno: 33 indagati per usura e immigrazione clandestina

Al Tribunale di Salerno si discute il rinvio a giudizio per 33 persone coinvolte in un’indagine che intreccia usura, riciclaggio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno, ruota attorno a una presunta organizzazione con base a Sarno, guidata da Massimo Graziano, già condannato in passato per appartenenza al clan attivo nel Vallo di Lauro. Secondo gli inquirenti, gli indagati avrebbero: Tra gli indagati figurano anche un ex poliziotto e due imprenditori del Vallo di Lauro. 👉 Leggi l’articolo completo su AvellinoToday: https://www.avellinotoday.it/cronaca/inchiesta-salerno-immigrazione-usura.html

Gioco d’azzardo in Italia: tra Pil, ludopatia e responsabilità dello Stato

(rielaborazione da “Speaker’s Corner”, 2025 – di Giuseppe Pignataro) Un paradosso economico e sociale Il gioco d’azzardo in Italia rappresenta oggi uno dei settori più rilevanti in termini macroeconomici: con oltre 157 miliardi di euro giocati nel 2024, muove circa il 7% del Pil nazionale, superando persino la spesa pubblica complessiva per il Servizio Sanitario Nazionale. Un giro d’affari che pone l’Italia al primo posto in Europa, davanti a Regno Unito, Germania e Francia. Tuttavia, questa rilevanza economica cela un forte squilibrio: a fronte di perdite nette per i cittadini pari a oltre 21 miliardi di euro (l’equivalente del reddito annuo di oltre un milione di lavoratori), lo Stato incassa solo una quota limitata attraverso le imposte, intorno al 7% della raccolta. È per questo che si parla di “tassa occulta sui poveri”, perché i giocatori più vulnerabili – spesso appartenenti a fasce fragili della popolazione – contribuiscono a un gettito che, in proporzione, rimane marginale per l’erario. Le conseguenze umane e sociali Dietro i numeri si nascondono storie di fragilità e disperazione. Secondo le stime, in Italia ci sono circa 1,5 milioni di giocatori problematici e almeno 400mila ludopatici conclamati. La ludopatia si configura come una vera e propria malattia sociale, con effetti devastanti: Il bilancio complessivo è dunque negativo: i costi sociali e sanitari superano ampiamente i benefici fiscali, creando un saldo che grava sulla collettività. Il dualismo dello Stato: arbitro o biscazziere? Il nodo centrale riguarda il ruolo dello Stato, chiamato a una scelta netta tra due logiche contrapposte: Questa doppia veste alimenta un conflitto etico e politico: uno Stato giusto può davvero continuare a finanziare parte del proprio bilancio attraverso un meccanismo che genera dipendenza e sofferenza sociale? La necessità di una politica coraggiosa Il professor Giuseppe Pignataro sottolinea come sia urgente riportare il tema del gioco d’azzardo dal piano economico a quello valoriale. La questione non riguarda solo il Pil o il gettito fiscale, ma il modello di società che si intende costruire. Una democrazia matura non può lasciare che la “dea Fortuna” diventi una scorciatoia illusoria che divora la vita delle persone. La vera sfida politica è triplice: Una posta in gioco più alta del denaro In conclusione, il tema del gioco d’azzardo non è solo questione di percentuali o di bilancio: riguarda la visione di società. Significa decidere se sacrificare il bene comune sull’altare di un gettito facile, oppure investire in un futuro in cui la dignità delle persone venga prima dei profitti. Per una volta, come scrive l’autore, sarebbe auspicabile che a vincere non fosse “il banco”, ma i cittadini. 📎 Per approfondire: https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/09/14/gioco-azzardo-italia-157-miliardi-notizie/8123011/

Processo Decimabis: condanna per la Società foggiana, le parti civili rilanciano l’impegno contro le mafie

(sintesi da FoggiaToday, 12 settembre 2025) La Corte di Appello di Bari ha confermato, pur con pene ridotte, le condanne nei confronti degli imputati nel processo Decimabis, riconoscendo l’esistenza di un’associazione mafiosa – la Società foggiana – operante attraverso minacce, intimidazioni e pratiche di estorsione e usura. Una sentenza che, in secondo grado, ribadisce la gravità delle condotte e l’impatto devastante della criminalità organizzata sul tessuto sociale ed economico del territorio. Le evidenze processuali Il collegio giudicante ha ritenuto provata l’attività mafiosa non solo sulla base delle intercettazioni e delle indagini tecniche, ma anche grazie al contributo dei nuovi collaboratori di giustizia. Le loro dichiarazioni hanno rafforzato il quadro accusatorio, fornendo dettagli sulla composizione della struttura, sui ruoli degli affiliati e sui reati commessi, incluso il reinvestimento illecito dei proventi. Il ruolo delle parti civili A costituirsi parte civile sono state, tra gli altri, la Fondazione antiusura Buon Samaritano e il coordinamento provinciale di Libera, con l’obiettivo di affermare un principio fondamentale: “stare nelle aule di giustizia significa dire con chiarezza da che parte stare”. Un gesto che non si esaurisce nella dimensione processuale, ma che assume valore simbolico e pedagogico, contribuendo a rafforzare la cultura della legalità e a dare sostegno concreto alle vittime. Il significato sociale della sentenza La condanna, che complessivamente supera il secolo di carcere, non rappresenta soltanto un atto punitivo nei confronti dei responsabili, ma anche un segnale di fiducia per una comunità che da anni vive sotto la pressione delle dinamiche mafiose. Il progressivo aumento delle collaborazioni con la giustizia è indicato come un dato incoraggiante: il muro di omertà comincia a incrinarsi, aprendo spazi di liberazione civile e sociale. La sfida ancora aperta Nonostante la forza e la pervasività della Società foggiana, il messaggio lanciato dalle associazioni è chiaro: ora è il momento di unire le forze, vincere la paura e togliere terreno fertile alle mafie. La lotta passa per la prevenzione, l’accompagnamento delle vittime, il sostegno alle istituzioni e la diffusione di una cultura alternativa alla sottocultura criminale. 📎 Per approfondire: si allega l’articolo originale pubblicato da FoggiaToday → https://www.foggiatoday.it/cronaca/mafia-foggia-condanne-appello-decimabis-libera-fondazione-buon-samaritano.html

Denunciati i vertici della Cassa di Risparmio di Asti: le accuse di usura ed estorsione finiscono in Procura

Una vicenda giudiziaria complessa e potenzialmente esplosiva coinvolge la Cassa di Risparmio di Asti, i suoi vertici e alcuni funzionari. Con una denuncia depositata l’8 maggio scorso presso la Procura della Repubblica di Asti, l’imprenditore Alessandro Bramafarina, titolare della società immobiliare Carrera srl, ha accusato l’istituto di pratiche gravemente scorrette, che avrebbero contribuito al dissesto della sua azienda. Le imputazioni sono pesanti: usura, estorsione, appropriazione indebita dell’Iva, indebita percezione di fondi pubblici e concorso doloso nel fallimento della società. Nel documento vengono citati l’amministratore delegato e direttore generale Carlo Demartini (già condannato in primo grado per false comunicazioni sociali), alcuni funzionari della banca e il commercialista Alfredo Poletti. Le contestazioni principali Un quadro delicato per la banca La denuncia si inserisce in un momento critico per l’istituto astigiano: l’AD Carlo Demartini attende a breve l’udienza d’appello per la precedente condanna relativa a false comunicazioni sociali, e il nuovo procedimento rischia di aggravare la posizione della governance. Ora spetta alla magistratura accertare la fondatezza delle accuse, ma il caso porta con sé implicazioni che vanno oltre la singola vicenda imprenditoriale, sollevando interrogativi sulla gestione del credito e sulla tutela delle imprese nei rapporti con gli istituti bancari. 📎 Per approfondire: https://lospiffero.com/ls_article.php?id=91582