Una vicenda giudiziaria complessa e potenzialmente esplosiva coinvolge la Cassa di Risparmio di Asti, i suoi vertici e alcuni funzionari. Con una denuncia depositata l’8 maggio scorso presso la Procura della Repubblica di Asti, l’imprenditore Alessandro Bramafarina, titolare della società immobiliare Carrera srl, ha accusato l’istituto di pratiche gravemente scorrette, che avrebbero contribuito al dissesto della sua azienda.
Le imputazioni sono pesanti: usura, estorsione, appropriazione indebita dell’Iva, indebita percezione di fondi pubblici e concorso doloso nel fallimento della società. Nel documento vengono citati l’amministratore delegato e direttore generale Carlo Demartini (già condannato in primo grado per false comunicazioni sociali), alcuni funzionari della banca e il commercialista Alfredo Poletti.
Le contestazioni principali
- Mutui concessi nonostante la “sofferenza”: tra il 2016 e il 2021 sarebbero stati erogati finanziamenti pur conoscendo la situazione di dissesto, aggravando ulteriormente i bilanci.
- Cessione forzata dei canoni di locazione: nel 2021 l’imprenditore, sotto pressione, avrebbe ceduto i flussi degli affitti di importanti marchi commerciali. Da quel momento, i ricavi sono stati incassati direttamente dalla banca e poi da una società cessionaria (Irec Spv).
- Mancata separazione dell’Iva: le somme riscosse non sarebbero state regolarmente scorporate, generando un debito con l’Erario per oltre 750 mila euro e inducendo Bramafarina ad autodenunciarsi. Secondo l’accusa, ciò configurerebbe un aggravio di costi assimilabile a usura.
- Richiesta di liquidazione giudiziale: nonostante la disponibilità dell’imprenditore a saldare i debiti con i proventi mensili degli affitti, la società cessionaria avrebbe comunque avviato la procedura di liquidazione della Carrera, interpretata come un tentativo di “espropriazione” e acquisizione forzata degli asset.
Un quadro delicato per la banca
La denuncia si inserisce in un momento critico per l’istituto astigiano: l’AD Carlo Demartini attende a breve l’udienza d’appello per la precedente condanna relativa a false comunicazioni sociali, e il nuovo procedimento rischia di aggravare la posizione della governance.
Ora spetta alla magistratura accertare la fondatezza delle accuse, ma il caso porta con sé implicazioni che vanno oltre la singola vicenda imprenditoriale, sollevando interrogativi sulla gestione del credito e sulla tutela delle imprese nei rapporti con gli istituti bancari.
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