Il gioco d’azzardo non è un passatempo innocuo: diversi studi dimostrano che colpisce in modo sproporzionato le fasce più fragili della popolazione, tanto da essere definito una vera e propria “tassa sulla povertà”.
Perché l’azzardo amplifica le disuguaglianze
- Le spese pro-capite più alte per il gioco si registrano nelle aree con redditi bassi, dove le persone hanno meno accesso al credito e cercano scorciatoie economiche.
- Nei momenti di crisi aumenta la propensione a scommettere, mentre calano i consumi essenziali.
- Pubblicità e marketing insistono sulle “vincite facili”, rinforzando atteggiamenti fatalistici e incentivando comportamenti rischiosi.
Il circolo vizioso della vulnerabilità
Chi ha minori risorse economiche e culturali tende a sviluppare più rapidamente comportamenti problematici, con conseguenze non solo finanziarie ma anche sociali e psicologiche.
Un recente studio antropologico ha mostrato come l’azzardo sia ormai radicato nei contesti urbani, creando aree a rischio dove il danno economico si intreccia con quello sociale.
Giovani e rischio futuro
Una ricerca pubblicata sull’International Journal of Mental Health and Addiction segnala come anche gli adolescenti siano esposti al rischio. In particolare, chi proviene da contesti familiari o educativi più fragili mostra una maggiore vulnerabilità e una ridotta percezione dei pericoli legati al gioco.
L’Italia resta un caso unico in Europa: nonostante il basso potere d’acquisto di salari e pensioni, il nostro Paese è il primo mercato del gambling. Una contraddizione che rende ancora più urgente affrontare il tema non solo come questione economica, ma anche come problema sociale e culturale.
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