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Gioco d’azzardo in Italia: tra Pil, ludopatia e responsabilità dello Stato

(rielaborazione da “Speaker’s Corner”, 2025 – di Giuseppe Pignataro)

Un paradosso economico e sociale

Il gioco d’azzardo in Italia rappresenta oggi uno dei settori più rilevanti in termini macroeconomici: con oltre 157 miliardi di euro giocati nel 2024, muove circa il 7% del Pil nazionale, superando persino la spesa pubblica complessiva per il Servizio Sanitario Nazionale. Un giro d’affari che pone l’Italia al primo posto in Europa, davanti a Regno Unito, Germania e Francia.

Tuttavia, questa rilevanza economica cela un forte squilibrio: a fronte di perdite nette per i cittadini pari a oltre 21 miliardi di euro (l’equivalente del reddito annuo di oltre un milione di lavoratori), lo Stato incassa solo una quota limitata attraverso le imposte, intorno al 7% della raccolta. È per questo che si parla di “tassa occulta sui poveri”, perché i giocatori più vulnerabili – spesso appartenenti a fasce fragili della popolazione – contribuiscono a un gettito che, in proporzione, rimane marginale per l’erario.

Le conseguenze umane e sociali

Dietro i numeri si nascondono storie di fragilità e disperazione. Secondo le stime, in Italia ci sono circa 1,5 milioni di giocatori problematici e almeno 400mila ludopatici conclamati. La ludopatia si configura come una vera e propria malattia sociale, con effetti devastanti:

  • disgregazione familiare;
  • indebitamento e caduta nell’usura;
  • perdita di produttività lavorativa;
  • costi crescenti per il sistema sanitario e assistenziale.

Il bilancio complessivo è dunque negativo: i costi sociali e sanitari superano ampiamente i benefici fiscali, creando un saldo che grava sulla collettività.

Il dualismo dello Stato: arbitro o biscazziere?

Il nodo centrale riguarda il ruolo dello Stato, chiamato a una scelta netta tra due logiche contrapposte:

  • da un lato regolatore ed educatore, garante della salute pubblica e della dignità dei cittadini;
  • dall’altro beneficiario fiscale, interessato a una filiera che genera entrate, seppur limitate, e occupazione.

Questa doppia veste alimenta un conflitto etico e politico: uno Stato giusto può davvero continuare a finanziare parte del proprio bilancio attraverso un meccanismo che genera dipendenza e sofferenza sociale?

La necessità di una politica coraggiosa

Il professor Giuseppe Pignataro sottolinea come sia urgente riportare il tema del gioco d’azzardo dal piano economico a quello valoriale. La questione non riguarda solo il Pil o il gettito fiscale, ma il modello di società che si intende costruire. Una democrazia matura non può lasciare che la “dea Fortuna” diventi una scorciatoia illusoria che divora la vita delle persone.

La vera sfida politica è triplice:

  1. Regolamentare con fermezza l’offerta di gioco, riducendo la pervasività di slot e scommesse.
  2. Educare e prevenire, soprattutto nei confronti delle fasce più giovani e vulnerabili.
  3. Sostenere le famiglie e i malati, attraverso politiche di cura e reinserimento sociale.

Una posta in gioco più alta del denaro

In conclusione, il tema del gioco d’azzardo non è solo questione di percentuali o di bilancio: riguarda la visione di società. Significa decidere se sacrificare il bene comune sull’altare di un gettito facile, oppure investire in un futuro in cui la dignità delle persone venga prima dei profitti. Per una volta, come scrive l’autore, sarebbe auspicabile che a vincere non fosse “il banco”, ma i cittadini.

📎 Per approfondire: https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/09/14/gioco-azzardo-italia-157-miliardi-notizie/8123011/

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