Un caso complesso di presunta usura è tornato all’attenzione del tribunale di Viterbo. Protagonista un ristoratore, considerato vittima degli strozzini ma che, secondo alcuni testimoni, avrebbe a sua volta chiesto denaro ad altri imprenditori senza restituirlo.
I fatti risalgono al periodo tra il 2018 e il 2020, negli anni difficili segnati anche dalla pandemia. Un assicuratore ha dichiarato di aver prestato 20mila euro al ristoratore, ricevendo in cambio solo una rata di 700 euro. Un altro imprenditore, convinto da promesse di affari legati alla compravendita di pesce, sostiene di aver perso circa 30mila euro. Altri ancora avrebbero denunciato situazioni simili.
Il procedimento coinvolge più imputati, tra cui una coppia di imprenditori viterbesi, un 52enne di Castel Giorgio e un cittadino albanese residente a Terni. Già nel 2021 era scattato un blitz dei carabinieri con diversi arresti.
Parallelamente, è aperto un secondo filone processuale che vede tre persone accusate di concorso in tentata estorsione ed estorsione aggravata.
È importante ricordare che, come stabilito dall’articolo 27 della Costituzione, nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
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