Gioco d’azzardo online: verso uno standard europeo per la tutela dei consumatori

Il settore del gioco d’azzardo online potrebbe presto vivere una svolta significativa. Entro il 25 settembre il Comitato Europeo di Normazione (CEN) voterà una proposta per introdurre uno standard comune sui marcatori di danno, strumenti utili a rilevare comportamenti di gioco problematici. L’iniziativa è sostenuta sia dall’EGBA, che rappresenta gli operatori privati, sia dal GREF, che riunisce le autorità regolatorie: un fronte comune inedito, considerando le passate divergenze. L’obiettivo dello standard La proposta mira a definire parametri condivisi per monitorare rischi legati al gioco d’azzardo: durata delle sessioni, frequenza dei depositi, superamento dei limiti autoimposti. Elementi che molti operatori già raccolgono, ma che oggi restano frammentati e difficilmente comparabili. L’adozione di uno standard armonizzato, seppur volontaria, permetterebbe maggiore uniformità, trasparenza e possibilità di intervento tempestivo. Un quadro europeo disomogeneo Attualmente le politiche di contrasto al gioco patologico sono molto diverse da Paese a Paese. Solo Germania, Finlandia e Norvegia adottano sistemi centralizzati con limiti obbligatori e controlli stringenti, mentre altrove la responsabilità ricade soprattutto sugli operatori. La conseguenza è una protezione dei consumatori spesso diseguale e poco efficace. Opportunità e rischi L’introduzione dello standard non vincolante presenta luci e ombre. Da un lato potrebbe favorire pratiche più responsabili, una maggiore cooperazione e un rafforzamento della fiducia dei giocatori; dall’altro resta il rischio di un’adesione solo formale, senza reali cambiamenti, soprattutto se mancano incentivi o obblighi normativi. In ogni caso, il voto al CEN rappresenta un passaggio importante: per la prima volta regolatori pubblici e operatori privati si muovono nella stessa direzione, aprendo la strada a una possibile armonizzazione europea delle politiche sul gioco online. Una rara occasione di convergenza in un settore storicamente frammentato. 📎 Per approfondire: si allega l’articolo originale completo: https://www.jamma.it/primopiano/gioco-dazzardo-online-leuropa-ci-prova-e-punta-su-regole-comuni-per-giocare-sicuri-339370

Denunciati i vertici della Cassa di Risparmio di Asti: le accuse di usura ed estorsione finiscono in Procura

Una vicenda giudiziaria complessa e potenzialmente esplosiva coinvolge la Cassa di Risparmio di Asti, i suoi vertici e alcuni funzionari. Con una denuncia depositata l’8 maggio scorso presso la Procura della Repubblica di Asti, l’imprenditore Alessandro Bramafarina, titolare della società immobiliare Carrera srl, ha accusato l’istituto di pratiche gravemente scorrette, che avrebbero contribuito al dissesto della sua azienda. Le imputazioni sono pesanti: usura, estorsione, appropriazione indebita dell’Iva, indebita percezione di fondi pubblici e concorso doloso nel fallimento della società. Nel documento vengono citati l’amministratore delegato e direttore generale Carlo Demartini (già condannato in primo grado per false comunicazioni sociali), alcuni funzionari della banca e il commercialista Alfredo Poletti. Le contestazioni principali Un quadro delicato per la banca La denuncia si inserisce in un momento critico per l’istituto astigiano: l’AD Carlo Demartini attende a breve l’udienza d’appello per la precedente condanna relativa a false comunicazioni sociali, e il nuovo procedimento rischia di aggravare la posizione della governance. Ora spetta alla magistratura accertare la fondatezza delle accuse, ma il caso porta con sé implicazioni che vanno oltre la singola vicenda imprenditoriale, sollevando interrogativi sulla gestione del credito e sulla tutela delle imprese nei rapporti con gli istituti bancari. 📎 Per approfondire: https://lospiffero.com/ls_article.php?id=91582

Prestiti garantiti e crescita economica: l’allarme di Confindustria

(fonte: Il Sole 24 Ore, 23 settembre 2025) Nel corso di un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore, il vicepresidente di Confindustria con delega al credito, finanza e fisco, Angelo Camilli, ha espresso forti preoccupazioni sulle nuove norme che penalizzerebbero le banche con maggiore ricorso alle garanzie del Fondo per le PMI. Quali sono le priorità per la manovra? Secondo Camilli, se i conti pubblici mostrano segnali incoraggianti, l’obiettivo deve restare quello di una crescita più robusta, capace di sostenere salari, produttività e competitività. Per raggiungerlo è fondamentale una politica industriale centrata sugli investimenti innovativi e sull’accesso al credito delle imprese. Perché il Fondo di garanzia è così importante? Il Fondo rappresenta uno strumento decisivo: oltre il 70% dei finanziamenti sostenuti riguarda prestiti a medio-lungo termine e circa il 40% è destinato a investimenti. Introdurre una stretta significherebbe rischiare meno credito disponibile e costi più alti per le imprese. Camilli ha ricordato che il Fondo opera da oltre vent’anni senza generare squilibri sui conti pubblici, con tassi di insolvenza contenuti e un effetto moltiplicatore significativo per l’economia. Quali rischi comportano le nuove regole? Secondo Confindustria, eventuali penalizzazioni per le banche porterebbero a una maggiore selettività nell’erogazione del credito e a un aumento dei costi a carico delle aziende. Lo stesso vale per un’eventuale stretta sui controlli, che rischierebbe di rallentare l’iter delle garanzie, riducendo l’efficacia dello strumento. Che cosa propone Confindustria? L’associazione chiede un piano chiaro, semplice e duraturo (3-5 anni) per sostenere gli investimenti, rifinanziando il Fondo anche attraverso la rimodulazione del PNRR o dei fondi strutturali. Inoltre, sollecita il potenziamento degli incentivi fiscali, come il credito d’imposta per ricerca e sviluppo, il rafforzamento delle misure per il Mezzogiorno e un miglioramento delle norme su Industria 4.0. E sul fronte fiscale? Camilli ha ribadito che la riduzione della pressione fiscale deve rimanere una priorità. In particolare, Confindustria auspica un rafforzamento delle misure a favore della patrimonializzazione delle imprese (Ires o strumenti alternativi come l’ex Ace), un maggiore sostegno al welfare aziendale e agevolazioni semplificate per i premi di risultato.

Manovra e conti pubblici: crescita rivista al rialzo, ma il futuro resta incerto

(fonte: Il Sole 24 Ore, 23 settembre 2025) Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, i nuovi dati diffusi da Istat hanno rivisto al rialzo la crescita economica del 2023, portandola all’1% rispetto allo 0,7% stimato in precedenza. Questo aggiustamento statistico ha avuto un impatto positivo anche sui conti pubblici: il debito pubblico è stato ricalcolato al 134,9% del Pil (dal 135,3% precedente), mentre il deficit si è attestato al 3,36% invece che al 3,45%. Un miglioramento, dunque, che offre qualche margine in più nella gestione della finanza pubblica e nei rapporti con Bruxelles. Tuttavia, se il passato offre dati più solidi del previsto, il futuro si presenta carico di incertezze. Le prospettive per il 2025 e il 2026, infatti, appaiono meno favorevoli: le stime di crescita potrebbero scendere rispettivamente allo 0,5% e allo 0,7%, complice l’instabilità geopolitica, la guerra in Europa, i dazi commerciali e i costi dell’energia ancora elevati. La prossima legge di bilancio dovrà quindi muoversi in un quadro delicato: da un lato, mantenere l’impegno a ridurre deficit e debito per uscire dalla procedura europea sui disavanzi; dall’altro, sostenere un’economia che rischia di rallentare ulteriormente. In questo contesto, il governo conta anche sulle maggiori entrate derivanti dalla lotta all’evasione fiscale, che rappresentano una delle poche risorse spendibili senza entrare in conflitto con i vincoli imposti dall’UE. In sintesi, i dati Istat forniscono una fotografia più positiva del recente passato, ma le sfide per il biennio 2025-2026 restano aperte e complesse, richiedendo scelte prudenti e allo stesso tempo capaci di stimolare la crescita.

Economia italiana in lieve crescita nel 2024: Pil +0,7% e deficit in calo

Secondo i dati diffusi da Istat, nel 2024 l’economia italiana ha registrato una crescita del Pil in volume dello 0,7%. Un risultato modesto ma positivo, sostenuto in gran parte dalla domanda interna (+0,6 punti percentuali) e, in misura minore, dal contributo estero (+0,1 punti). Dal lato della produzione, il valore aggiunto è cresciuto in agricoltura (+2%), nelle costruzioni (+1,1%) e nei servizi (+0,8%), mentre l’industria è rimasta sostanzialmente stabile. La ripresa ha coinvolto anche l’occupazione, con un aumento dell’input di lavoro e dei redditi da lavoro dipendente. Sul fronte dei conti pubblici, il rapporto tra indebitamento netto e Pil è migliorato in modo significativo: dal -7,2% del 2023 al -3,4% nel 2024. Il saldo primario è tornato positivo (+0,5%), mentre la spesa per interessi è aumentata del 10,1%. La pressione fiscale ha superato di oltre un punto percentuale i livelli dell’anno precedente, riportandosi sui valori del 2020-2021. Per quanto riguarda la domanda, gli investimenti fissi lordi sono saliti dello 0,5%, i consumi delle famiglie dello 0,6%, mentre le esportazioni sono rimaste ferme e le importazioni hanno registrato un calo dello 0,4%. Le revisioni statistiche hanno inoltre ritoccato al rialzo i dati: il Pil 2023 è stato rivisto a +1%, mentre quello 2024 conferma il +0,7%. Il quadro che emerge è quello di un’economia in leggera crescita, ma con margini limitati e con un equilibrio dei conti pubblici reso possibile soprattutto dal contenimento del deficit. 👉 Per l’articolo completo: https://www.italpress.com/nel-2024-pil-cresce-dello-07-indebitamento-netto-calo-dati-istat/

Fondo per il gioco d’azzardo patologico: nuove regole e prospettive future

Con un decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 29 luglio, il Ministero della Salute ha disposto la ripartizione tra le Regioni e le Province autonome di 44 milioni di euro, relativi all’annualità 2024 del Fondo per il gioco d’azzardo patologico (GAP). È però l’ultima volta che questo strumento viene utilizzato: la legge di bilancio 2025 ha infatti deciso di abolire sia il Fondo che l’Osservatorio dedicato al contrasto del gioco d’azzardo, trasferendo funzioni e risorse all’interno di un sistema più ampio. Dal 2025, infatti, le politiche di prevenzione, cura e riabilitazione non saranno più frammentate ma confluiranno nel nuovo Fondo per le dipendenze patologiche, che avrà una dotazione complessiva di 94 milioni di euro. L’idea alla base della riforma è quella di uscire da una logica settoriale e costruire un modello unitario capace di affrontare in modo integrato tutte le forme di dipendenza, compreso il gioco d’azzardo patologico. Il nuovo schema prevede che: Le associazioni di volontariato hanno espresso preoccupazione per la diminuzione dei fondi destinati esclusivamente al GAP. Tuttavia, secondo il legislatore, la scelta di unire i finanziamenti in un unico Fondo consente una gestione più razionale e coordinata delle risorse, favorendo una pianificazione strutturale e di lungo periodo. Al posto del soppresso Osservatorio sul gioco d’azzardo è stato istituito un organismo più ampio, l’Osservatorio nazionale permanente sulle droghe e sulle dipendenze, che include una sezione dedicata al monitoraggio del fenomeno del GAP. Resta ora da verificare, con l’attuazione dei piani regionali e il potenziamento degli organici, se questa nuova impostazione riuscirà davvero a garantire risposte più efficaci alle persone che soffrono di dipendenze, offrendo percorsi di prevenzione e riabilitazione più solidi e integrati. 👉 Per approfondire: https://www.leurispes.it/fondo-per-il-gioco-dazzardo-patologico-le-prospettive-future/